È possibile immaginare una democrazia senza partiti?

Autogoverno come emancipazione e libertà

È possibile immaginare una democrazia senza partiti?

Alessandro Micheli

Il ruolo dei partiti politici è sempre stato un perno della vita democratica di uno Stato.

Non a caso, l’Art. 49 della nostra Costituzione, sancisce che “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

Il disposto costituzionale afferma quindi la centralità dell’aggregazione politica dei cittadini, e riconosce il diritto degli stessi ad aggregarsi in associazioni create allo scopo di decidere la politica locale e nazionale.

Nel corso della storia, i partiti, hanno avuto importanti funzioni pubbliche: selezione, formazione della classe dirigente, raccolta delle istanze della popolazione, formulazione di programmi, e collegamento tra la Società civile e le Istituzioni.

L’Italia, come democrazia parlamentare, è uno degli stati occidentali dove il peso delle organizzazioni partitiche è stato maggiore. Basti pensare che la nostra Repubblica è nata dalla resistenza e che la Costituzione è frutto della mediazione di quelle forze politiche.

La componente ideologica nei primi anni di vita democratica, fino della “Guerra Fredda”, ha sicuramente avuto una grossa importanza.

I principali partiti erano espressione di un’ideologia, di una visione della società ben precisa, e in essi elettori ed iscritti trovavano la loro rappresentanza .

Erano “Partiti di massa”, che raccoglievano il consenso in diversi stati della società. Basti pensare alla DC , al PCI , al PSI o agli altri partiti minori che in quel periodo si alternavano al governo e che originarono il fenomeno della “partitocrazia”.

Questo sistema ha cessato di esistere, a inizio anni novanta, in quel periodo che ricordiamo come “tangentopoli” (scandalo che investe l’Italia. Si tratta di un sistema di corruzione e finanziamento illecito che coinvolge i vertici del mondo politico ed economico. Segnando la morte di due grandi partiti: la DC e il PSI).

I principali partiti crollando lasciarono spazio ad altri, (fino ad allora presenti in componente minoritaria) e nati su base post -ideologica o su istanze locali (come l’allora Lega Nord, molto distante dall’attuale Lega di Salvini). Altri, come l’allora MSI, iniziarono un percorso di rinnovamento che portò alla nascita di AN.

Iniziano, in questo contesto, a crearsi nuovi paradigmi politici dove l’asse portante non è più l’ideologia ma il “ leader “.

Ad esempio Silvio Berlusconi incarna ancor oggi la figura del “leader carismatico” per Forza Italia.

Questa “novità” cambia definitivamente il concetto partitico in Italia e i partiti vengono identificati con i loro leader. Si parla di “partito personale”. Una definizione coniata da Marco Calise per spiegare l’evoluzione dei sistemi e dei partiti, accelerata da Berlusconi e da Forza Italia.

A differenza di quel che avviene nelle altre democrazie occidentali, il partito non agisce come una macchina per selezionare e sostenere il leader. Viceversa, è il leader a creare il partito, a fornirgli regole e valori, identità e organizzazione.

Negli ultimi anni cresce la quantità di elettori che vota la persona e non il progetto politico. In tal senso Salvini dimostra come il successo elettorale possa avvenire anche attraverso un leader senza partito.

L’ unica eccezione è data dal PD dove solo il 17% dei consensi è dovuto alla fiducia in Zingaretti. Il resto deriva da una fiducia riposta nel partito e nel simbolo.

In tempi più recenti assistiamo alla nascita di movimenti di protesta che , dopo una fase iniziale anti-partitica e anti-sistema, per entrare nelle Istituzioni e raggiungere il potere si sono istituzionalizzati in movimenti politici. Il caso del Movimento 5 stelle ne è l’emblema.

Ma è possibile immaginare una democrazia senza partiti?

Adriano Olivetti, nel suo breve saggioDemocrazia senza partiti” scritto nel 1949, denunciava le derive della democrazia rappresentativa. Secondo Olivetti, i partiti italiani ed europei del tempo non erano in grado di fare il bene della società. Quello che Olivetti – erroneamente – vedeva come uno scontro tra comunismo e cristianesimo sul continente europeo stava consumando la politica europea togliendola da quello che doveva essere il suo lavoro: non governare, ma contribuire al completo sviluppo dell’umanità.

E’ chiaro che il ruolo delle aggregazioni partitiche nella nostra democrazia nel bene e nel male è stato importante. Ed è altrettanto evidente che nel meccanismo democratico di uno Stato il ruolo dei partiti è un”ingranaggio” dal quale dipendono rappresentatività e democraticità.

Oggi, chi milita in un partito vi entra su base ideale e non più ideologica. Riconosce quindi che “l’anima” del pensiero politico che esprime un’organizzazione non sia un riferimento ad una ideologia ma a un insieme di valori e di visione della società.

Spesso poi, alcuni partiti nascono e muoiono molto repentinamente. Generalmente hanno un leader, che ne conferisce anagrafe, visone ed obiettivi e chi vi aderisce e vi milita si riconosce in questo progetto, salvo poi vedere queste esperienze sciogliersi come “ neve al sole “se gli obbiettivi iniziali non vengono raggiunti.

Se nel modo delle professioni tutti riconosciamo che l’improvvisazione non è cosa buona (chi si farebbe mai curare ad esempio , da un medico che non è laureato) non si capisce perché nella gestione della società si possa a volte avallare l’incompetenza se non l’ignoranza degli argomenti.

La formazione politica e amministrativa può avvenire sul campo, nella propria professione o in modo autonomo per chi decide di impegnarsi in questi percorsi, ma è evidente che selezione e formazione della classe dirigente debbano ancor oggi essere svolti dagli stessi partiti politici.

Ma ,riconosciuta questa importanza, le domande che sorgono spontanee sono: queste organizzazioni sono ancora in grado di dare vera rappresentanza ai propri iscritti? Sono in grado di essere elemento attrattivo per chi desideri fare politica?

Sono ancora in grado di essere “ cerniera tra la Società Civile e le Istituzioni? E per ultimo: sono ancora in grado di selezionare e formare una classe dirigente?

Oggi, in un contesto sociale completamente cambiato, la politica si presta a una spettacolarizzazione mediatica notevole. Il leader, affida la sua comunicazione non solo ai media tradizionali, ma sopratutto ai social media. Sfera pubblica e sfera privata, a volte si confondono. Contenuti e analisi dei problemi si riducono ai minimi termini.

Il partito politico, deve trovare un senso di comunità , dove il dialogo e le idee possano permettere di tornare ad essere anello di collegamento tra le istanze della popolazione e la vita pubblica, dove una classe dirigente selezionata e formata possa fare politica con etica e responsabilità con la speranza non utopistica di un unico fine: il bene comune.

Alessandro Micheli

2 risposte

  1. Emanuele ha detto:

    Giustissimo e molto semplice da capire

  2. Gigioti ha detto:

    Non darei troppa importanza ne a livello nazionale ne internazionale alla vicenda di tangentopoli, non fu quella a cambiare gli equilibri. Questi ultimi cominciano a cambiare da prima di tangentopoli, ricordo una data fondamentale, quindi la caduta del regime Sovietico nel 1989 e la conseguente caduta del Muro di Berlino che, con la riunificazione della Germania, ha determinato un radicale cambiamento nelle ideologie, dei rapporti internazionali e come ovvia conseguenza, delle politiche nazionali, ma anche dell’Europa come oggi noi la viviamo. DC e PSI prima, ma poi PCI cadono in quanto, per quanto sopra espresso, non avevano più motivo di esistere, non c’erano più equilibri da rispettare, anche con lo “zampino” di URSS e USA che hanno sempre usato la vecchia Europa come un loro “playground”. Per certi versi lo continuano a fare anche se l’interesse USA si sta spostando nell’estremo oriente, nel frattempo altre potenze sono sorte, come la Cina ma anche Paesi a fortissima crescita come Corea del Sud e Viet Nam, ad esempio.

    L’improvvisazione in politica non dovrebbe essere contemplata, invece assistiamo al peggio. Dalla ex ministro della Pubblica Istruzione all’attuale Bellanova Ministro dell’Agricoltura. Nulla da eccepire sulle capacità delle due, ma sorrido quando si dice che hanno fatto “l’università della vita”, come si legge buffamente in molti profili Facebook. Non si comprende come un maestro delle elementari (oggi si chiamano primarie), debba avere una laurea, spesso richiesta anche a semplici contabili o segretari d’azienda, mentre chi ha la responsabilità di condurre uno Stato possa bellamente non dimostrare un minimo di teoria e cultura. Conosco un’infinità di laureati ignoranti, la laurea di per sé non è una garanzia, ma da qui a non richiederla ce ne passa. Così ci troviamo ad avere ministri dell’estero e fin anche primi ministri che non riescono ad ordinare un piatto o a chiedere gli orari del treno in inglese, pazienza in altre lingue. Poi si degnassero di parlare decentemente l’italiano, già sarebbe tanto.

    Verissimo, oggi i partiti nascono e muoiono in brevissimo tempo, si dividono, nascono nuove formazioni , vedi l’ultima “boutade” del vulcanico ma tossico Renzi. Evidente come lo scopo sia quello di prendere ordini dall’asse franco-tedesco e da Bruxelles, anche di avere in mano l’attuale governo, infatti con il suo manipolo di parlamentari può adesso spegnere il direttivo quando vuole o quando gli viene ordinato. L’elettore stesso è molto volatile, fatta eccezione per lo “zoccolo duro”, siamo propensi a cambiare il simbolo dove facciamo la crocetta con la stessa intensità e velocità con la quale ci cambiamo gli indumenti. D’altra parte sono convinto che ormai i partiti non abbiano più ragione di esistere, almeno nella forma con cui sono esistiti negli ultimi decenni.

    Ormai non c’è più la bipolarità, occidente versus URSS, il comunismo ha perso, o almeno ha perso questa battaglia, non ci è dato di sapere cosa succederà. La società globale è tendente al capitalismo, questo fatto si riflette sui partiti, come li abbiamo sempre conosciuti. Destra e sinistra non esistono più oppure si intrecciano in un groviglio incredibile. Il teatrino della politica ci propina Lega o Fd’I contro PD o 5S. Assistiamo a finti litigi o sovrapposizioni. Che ci sia al governo una coalizione o l’altra, in realtà non cambia molto se non in qualche insignificante dettaglio. Tutti devono rispondere al potere unico, segnatamente quello dei mercati, dei poteri forti che sono quelli veri. Sono convinto che la fesseria fatta da Salvini gli sia stata, in qualche modo, ordinata dall’alto. Tutti contro tutti ma in realtà solo utili ed ammaestrati servitori di chi conta davvero. In questo scenario siamo un po’ tutti ingabbiati. Un amico anarchico e nostalgico, mi faceva notare come sarebbe bello vivere in una dittatura compiuta, così da avere almeno qualcosa contro cui combattere, contro cui resistere. Invece in questa apparente libertà siamo tutti depotenziati.

    Sul futuro della nostra Autonomia non sono molto ottimista. Vivendo in un mondo come sopra descritto non ci saranno grandi spazi di manovre. Il lento ma inesorabile distacco dalla parte tedescofona del Tirolo non porta bene. L’avere diviso così potentemente le due province già negli anni ’70 del secolo scorso ha portato l’attuale Trentino a scivolare, lentamente ma inesorabilmente, verso il Veneto, quindi verso l’ordinarietà istituzionale. L’ascesa con molto successo, della Lega, lo conferma. L’ostinarsi a non insegnare la nostra storia, a voler far da soli, porterà allo strozzamento. L’aver inteso l’Autonomia non come un insieme di valori ma come “bancomat”, ci porta alla fine. Il Trentino è piccolo e solo, non è orgoglioso di sé stesso. Si notino, ad esempio, le grandi bandiere del Leone di San Marco che sono presenti in Veneto per lo più lungo i confini amministrativi ma anche nei giardini delle villette della bassa padana, proprio come gli americani davanti alle verandine di legno all’entrata delle loro abitazioni. Dalla nostra parte invece non si vede uno straccio neanche a pagarlo, bandiere tricolori tante. Vero, sono solo dei simboli, ma hanno la loro importanza. Trentino verso la scomparsa, se non ci sarà un innalzamento dell’orgoglio.

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