Qual’è il senso dell’Autonomia?

Autogoverno come emancipazione e libertà

Qual’è il senso dell’Autonomia?

Future of Autonomy

Come Comunità trentina, approfittiamo della giornata odierna (nella quale ricorre la Giornata dell’Autonomia), per porre a tema il senso e il futuro dell’Autonomia.

Se da un lato la crisi economica ancora in atto induce a considerare prioritari i problemi cruciali del lavoro, delle famiglie e delle imprese sono convinto dell’esigenza di disporre di un sistema politico-istituzionale più adeguato ed efficiente proprio per affrontare questi nodi.

Ed è proprio qui che va a inserirsi la questione dell’autonomia.

Oggi l’Italia non può più rinviare il tema di una riforma costituzionale e in particolare sul Titolo V.

Molte le richieste di maggiore autonomia provenienti da diverse Regioni italiane. A queste fanno eco quelle dei cittadini che stanno sempre più maturando la convinzione che sia l’Autonomia il modello capace di dare nuove ali al sistema Paese.

Questo dato è confermato anche da un recente sondaggio condotto da Demos & Pi a luglio 2019 (consultabile qui) che dimostra come gli italiani vogliano più autonomia per i territori e conseguentemente un nuovo assetto istituzionale.

In un contesto di così grande fermento le agende politiche dei vari partiti non possono trascurare la tematica che deve però essere incardinata e riportata all’interno del principio della responsabilità.

Questa riorganizzazione deve perciò partire dal riconoscimento delle esperienze responsabili di autonomia di cui alcune regioni -tra cui il Trentino-Alto Adige/Südtirol- sono portatrici.
In ballo non c’è più solo la “blindatura” della nostra autonomia per motivi geografici, storici o in virtù di trattati e accordi internazionali. Si tratta piuttosto di cogliere e valorizzare l’apporto che questa nostra esperienza può dare al sistema Italia per renderla patrimonio di tutti.

Pensare che l’autonomia possa “salvarsi” solo attraverso stratagemmi politico-normativi o perpetrando la logica della “clausola di salvaguardia” è una strategia miope e dal respiro corto.

Soprattutto di fronte alla constante diffidenza con cui i salotti romani guardano alle speciali.
Se vogliamo dare una spinta positiva all’autonomia dobbiamo dare alla politica uno sguardo lungo all’insegna della collaborazione con lo Stato e della creazioni di reti con gli altri territori.

L’autonomia speciale del Trentino-Alto Adige/Südtirol ha già dato prova di volersi muovere in questa direzione. Sia in occasione dell’Accordo di Milano, sia con il Patto di Roma.

Queste intese hanno dimostrato come le Province di Trento e Bolzano non intendano rimanere arroccate in difesa di fronte ai cambiamenti, ma si siano mosse in anticipo assumendosi ulteriori responsabilità. Il tutto all’interno di una logica collaborativa nei confronti dello Stato e degli altri territori.

Questi risultati si sono raggiunti solo grazie alla natura duale e intrinseca della nostra autonomia: “responsabile” da un lato e “sperimentatrice” dall’altro.

Ma tutto questo è sufficiente per garantire un futuro prosperoso alla nostra Autonomia? La risposta è “NO”!

Nonostante la nostra Autonomia sia virtuosa e responsabile diventa comunque campo di scontro tra chi ce l’ha e chi no. Viene percepita come strumento di emancipazione irrinunciabile da chi ne dispone e privilegio ingiustificabile da chi non ce l’ha. Per questo motivo o diventa strumento e opportunità per tutti i territori o rischia di diventare oggetto di rivalsa.

Si tratta di dimostrare con chiarezza il principio di responsabilità assunto dalla nostra terra.

Dove autonomia ha sempre significato esercizio di competenze (anche molto “impattanti” sotto un profilo economico-finanziario) con risorse provenienti totalmente dalle popolazioni locali.

Ma dove autonomia ha sempre significato anche solidarietà con il resto del Paese. Mai ci siamo sottratti al processo di risanamento dello Stato (l’Accordo di Milano e il Patto di Roma ne sono la prova inconfutabile).

Ma oggi autonomia deve significare sempre di più vicinanza a tutti i territori nazionali che chiedono con forza e responsabilità l’autogoverno. Solo così questo strumento diventerà un bene utile e irrinunciabile l’intero Paese.

Oggi dobbiamo giocare una partita importante. Essere protagonisti attivi di un processo chiesto a più voci.

Sull’autonomia occorre che Trento e Bolzano collaborino per condividere un modello caratterizzato dalla responsabilità e non dal volersi issare muri tra territori. Dobbiamo offrire un’immagine dell’Autonomia di positiva emancipazione collaborativa e non di strumento di egoistica chiusura (che spesso traspare nei ragionamenti leghisti).

Per concludere, dobbiamo cercare di essere protagonisti nel creare una rete e un “alfabeto politico” che consenta ai territori di parlare lo stesso linguaggio nei rapporti con Roma per “pesare” unitariamente ed autorevolmente sul piano politico.

Solo così il sogno di riforma istituzionale da molti sperato potrà produrre risultati concreti e tangibili per i territori e per il Paese.

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